Verifiche, compiti e il tempo di chi apprende: la nota del Ministero
Una verifica di matematica, un'interrogazione di storia e i compiti di inglese comparsi sul registro la sera prima: per tutti e tutte può rappresentare una difficoltà, ma per una persona con caratteristica DSA il giovedì può diventare il giorno in cui “le parole smettono di entrare”.
È a giornate come questa che si rivolge la nota del Ministero dell'Istruzione e del Merito del 28 aprile 2025, tornata al centro del dibattito con l'avvio dell'anno scolastico 2026/2027 e riassunta dalla stampa nella formula non più di una verifica al giorno. Il testo, più prudente della sua sintesi, raccomanda a chi insegna di coordinare verifiche e compiti nel consiglio di classe, di distribuirli lungo la settimana, di non assegnare compiti sul registro elettronico la sera per l'indomani e di annotarli anche sul diario.
Letta con occhi pedagogici, la nota riprende un'idea che la didattica inclusiva conosce bene: il tempo è una variabile dell'apprendimento, distribuita in modo diseguale tra le persone. Le misure che il PDP garantisce da anni a studentesse e studenti con DSA - verifiche programmate, tempi aggiuntivi - vengono estese all'intera classe, con la logica della progettazione universale (UDL).
L'articolo va oltre l'organizzazione del calendario e chiede perché le verifiche siano così tante da doversi accalcare: la risposta sta nel modello sommativo che governa gran parte delle aule. La valutazione formativa, prevista dal decreto legislativo 62/2017, sposta la raccolta di informazioni nel lavoro quotidiano e abbassa il peso emotivo delle prove, con benefici maggiori proprio per le persone con più difficoltà. Distribuire le verifiche è un intervento sull'organizzazione; ripensare che cosa una verifica debba dirci è un intervento sulla didattica.